Chi sono

Nelle specifiche, Wikipedia riporta che faccio parte della cosiddetta “Generazione X” e dice:
“Storicamente la generazione X è inquadrata nel periodo di transizione tra il declino del colonialismo, la caduta del muro di Berlino e la fine della guerra fredda. Un’altra caratteristica prevalente nell’individuare gli appartenenti a questa generazione è la riduzione delle nascite tra il 1964 e il 1979, conseguente al baby boom tra il 1945 e il 1963. Una “generazione invisibile“, piccola, inserita nella ricostruzione attuata dai figli del baby boom, che gli valse il titolo di “X”, a rappresentare la mancanza di un’identità sociale definita.”

Questo per dire quanta considerazione viene data alla nostra esistenza nel mondo. Vorrei quindi ribaltare questo concetto e dire che la nostra generazione è quella che si è trovata di fronte a delle sfide epocali: nel pieno dell’attività produttiva, ci siamo trovati di fronte una crisi nazionale (quella di metà anni ’90) che, oltre a toglierci le (poche) certezze politiche e restituirci una classe dirigente che credevamo illuminata e invece era corrotta alle fondamenta, ha di fatto sancito la completa riburocratizzazione e l’ulteriore complicazione, per necessità di sicurezza, intendiamo, per chi voleva intraprendere una attività in proprio, e per coloro che erano riusciti a farcela, un’altra mazzata l’ha data la crisi mondiale del 2008, noi ricordiamo bene le immagini del telegiornale con i dirigenti che uscivano dalle banche con le scatole in mano.

Quelli di noi che, abiti stracci e ferite sugli occhi si erano ripresi e ne erano usciti, sui gomiti,si sono trovati a dover gestire, sempre lavorativamente parlando, addirittura una pandemia di proporzioni mai viste… e ho volutamente omesso la crisi internazionale avviata dopo le torri gemelle.

Cosa ci rimane? Secondo me tanto, anzi tantissimo. Siamo quelli che hanno dovuto adattarsi più di tutti; siamo cresciuti senza internet e cellulari; siamo quelli che facevano le notti a capire come scrivere dei batch in DOS 1.0, che usavano le Vittorelli Inutilities e ridevano ogni volta che le segretarie ci chiamavano perché “mi cadono le lettere dal monitor” (ciao Fabio e grazie di tutto). Noi abbiamo lavorato (non giocato) con MS Windows in bianco e nero, gioito della versione che permetteva la Workgroup e tuttavia ci bullavamo della velocità degli indici di Clipper… che tutta l’applicazione del cliente stava su un 3″ 1/2 (spesso se ne usavano due da 720 perché pareva brutto andare dal cliente con uno da 1,4 Mega, col buco fatto con la forbice…).

Ma senza quel periodo non avremmo compreso la necessità di ottimizzare tempi e codice, usare remark comprensibili nei sorgenti, nomi di variabili intelligenti (a parte i “pippo” sempre presenti), non avremmo compreso soprattutto il valore di certe relazioni (ci gasavamo per il metodo Rushmore nelle seek sugli NTX…) e il gusto di scoprire che nel nostro lavoro nulla è mai fermo abbastanza per essere compreso fino in fondo, tutto si muove veloce, sempre di più… la patch installata oggi, apre a nuovi bug da scoprire. Anche dentro di noi…

Marco Imperiale